Con l’aggiornamento delle condizioni di utilizzo del GeoPortale AGEA e l’adozione della licenza Creative Commons Attribution 4.0, le ortofoto nazionali compiono finalmente un passaggio decisivo verso l’open data.
È una buona notizia, arrivata anche dopo le sollecitazioni della comunità geospaziale. Ma proprio ora che il nodo giuridico del riuso sembra risolto emerge con maggiore evidenza quello tecnico: nel 2026 può bastare rendere un dato geografico scaricabile, oppure un patrimonio pubblico di questa importanza dovrebbe essere anche direttamente interoperabile?
Negli ultimi giorni il nuovo GeoPortale AGEA ha attirato una notevole attenzione nella comunità geomatica italiana e questa volta un motivo concreto per essere soddisfatti c’è.
Le condizioni di utilizzo del servizio sono state aggiornate e il GeoPortale indica oggi la licenza Creative Commons Attribution 4.0 International – CC BY 4.0, che consente il riutilizzo dei dati, anche per nuove elaborazioni e applicazioni, nel rispetto dell’obbligo di attribuzione.
È un cambiamento importante, soprattutto perché non era questa la situazione al momento dell’apertura del servizio, nel mese di luglio 2026. Il 20 luglio la comunità GFOSS segnalava pubblicamente che le ortofoto risultavano accompagnate da un generico riferimento al copyright, senza un’indicazione sufficientemente chiara delle possibilità di riuso. L’associazione scrisse direttamente ad AGEA chiedendo l’adozione di una licenza aperta e riconoscibile, indicando esplicitamente CC BY 4.0 o CC0 come possibili soluzioni.
Nello stesso dibattito Maurizio Napolitano osservava:
«Fino a che non cambiano le note legali riportate, vanno contro la direttiva europea sugli open data. Detto in altre parole: leggi le note legali sul sito e capisci subito che non si tratta di dati aperti».
La situazione è poi cambiata rapidamente. Tra il 25 e il 26 agosto la comunità ha segnalato l’aggiornamento delle condizioni di utilizzo e le note legali del GeoPortale AGEA riportano oggi chiaramente la licenza CC BY 4.0. GFOSS.it ha salutato il cambiamento come un risultato importante per la trasparenza e la cultura dei dati aperti, sottolineando anche il ruolo svolto dalle sollecitazioni provenienti dagli utenti e dai professionisti del settore. È quindi giusto riconoscere che AGEA ha ascoltato una critica fondata e ha corretto rapidamente il problema.
Ma proprio questo risultato permette oggi di spostare la discussione su un livello successivo.
Ora il dato è open. Ma come lo utilizziamo?
Un dato può essere aperto da un punto di vista giuridico e, nello stesso tempo, essere distribuito attraverso modalità tecniche che ne limitano l’utilizzo immediato nei processi professionali. Ed è probabilmente questo il nodo più interessante del GeoPortale AGEA. Il servizio permette oggi di visualizzare le ortofoto, scegliere l’annualità, individuare le aree di interesse e scaricare i prodotti.
Il manuale utente AGEA descrive una procedura basata sulla selezione delle tile e sulla successiva richiesta di download. L’utente indica un indirizzo e-mail, accetta le condizioni di utilizzo e, almeno alla prima richiesta, riceve tramite posta elettronica un codice OTP. Sono inoltre previsti limiti quantitativi alle richieste e un numero massimo di download giornalieri, superato il quale occorre attendere il giorno successivo. È una soluzione perfettamente comprensibile per chi deve occasionalmente ottenere alcuni file.
Ma è davvero il modello più adeguato per un’infrastruttura geografica nazionale nel 2026?
Una pratica consolidata: i servizi OGC
Da molti anni le principali infrastrutture pubbliche dei dati territoriali non sono costruite soltanto attorno al concetto di download. Il modello sviluppato attraverso INSPIRE e adottato anche dalle infrastrutture geografiche italiane si basa sulla possibilità di rendere i dati disponibili attraverso servizi di rete interoperabili.
Il Geoportale Nazionale del Ministero dell’Ambiente rappresenta uno degli esempi più evidenti.
Nella documentazione tecnica del MASE vengono esplicitamente richiamati servizi standard dell’Open Geospatial Consortium:
- WMS per la visualizzazione;
- WFS per l’accesso alle informazioni geografiche vettoriali;
- WCS per i dati raster;
- CSW per la ricerca dei metadati;
- WPS per l’elaborazione e la trasformazione.
Non si tratta quindi di chiedere ad AGEA l’adozione di una tecnologia sperimentale. È una pratica consolidata nelle Spatial Data Infrastructure e presente da anni nella stessa Pubblica Amministrazione italiana. Il quadro nazionale rafforza questa osservazione. Nel Repertorio Nazionale dei Dati Territoriali i dati geografici vengono normalmente descritti attraverso metadati strutturati e, quando disponibili, collegati a servizi di consultazione e accesso.
Una verifica sui dati AGEA mostra inoltre un elemento interessante: alcune Regioni distribuiscono già le ortofoto AGEA tramite servizi interoperabili. Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto e Sardegna, ad esempio, rendono disponibili proprie coperture AGEA attraverso WMS o WMTS, con metadati e sistemi di riferimento documentati.
Il confronto è quindi singolare: le ortofoto AGEA sono già utilizzabili come servizi interoperabili a livello regionale, mentre il nuovo GeoPortale nazionale rimane prevalentemente basato sulla selezione e sul download dei file.
Il problema non sembra quindi essere la fattibilità tecnica, ma la scelta del modello di distribuzione.
Il dato non dovrebbe necessariamente arrivare sul nostro disco
Questa differenza diventa evidente dal punto di vista dell’utente professionale. Chi lavora in QGIS, ArcGIS, Civil 3D, in un WebGIS o all’interno di un sistema informativo territoriale non sempre ha bisogno di scaricare localmente l’intera ortofoto. Spesso è sufficiente poter aggiungere un servizio remoto al proprio progetto, visualizzare l’immagine relativa all’area di interesse e utilizzarla insieme agli altri livelli informativi. È esattamente ciò che permettono da anni servizi come WMS e WMTS.
In questo modello non è ogni utente a portare una copia del dato all’interno del proprio sistema. È il sistema dell’utente che raggiunge direttamente la sorgente. La differenza può sembrare sottile, ma è uno dei principi fondamentali dell’interoperabilità geografica.
Il paradosso del WMS esterno
Il sistema, documentato anche nel manuale AGEA, contiene un dettaglio particolarmente interessante. Il GeoPortale permette infatti agli utenti di aggiungere alla propria mappa un servizio WMS esterno, specificandone l’URL. Il sistema è quindi perfettamente in grado di utilizzare servizi OGC prodotti da altre amministrazioni o soggetti.
La domanda sorge spontanea:
perché le stesse ortofoto AGEA non vengono esposte attraverso un servizio standard direttamente utilizzabile dai GIS esterni?
Il download continuerebbe naturalmente ad avere una sua funzione. Chi deve eseguire elaborazioni locali, analisi radiometriche o lavorazioni che richiedono il file originale deve poterlo ottenere. Ma affiancare al download un servizio interoperabile permetterebbe a una platea molto più ampia di utilizzare le immagini senza duplicare inutilmente enormi archivi raster.
Il primo test degli utenti
Alcune delle criticità operative emergono già dai primi test pubblicati.
Il sito GIS, BIM e Infrastrutture ha raccontato un’esperienza concreta di utilizzo del nuovo GeoPortale. Nel test vengono segnalati alcuni errori durante il download delle ortofoto Lombardia 2024, mentre per la Toscana 2022 la procedura è andata a buon fine. Un singolo riquadro scaricato risultava però prossimo a 1 GB. È facile capire cosa questo significhi se il bisogno non riguarda una sola tile ma porzioni territoriali molto più estese. Ma l’osservazione forse più interessante riguarda un elemento ancora più fondamentale: il sistema di riferimento.
L’autore segnala infatti di non aver trovato un’indicazione facilmente reperibile del sistema di coordinate delle ortofoto e di aver dovuto verificarne empiricamente la corretta sovrapposizione nel proprio ambiente di lavoro. Per chi lavora con dati geografici non è una questione secondaria. Il sistema di riferimento è parte integrante del dato ed è curioso che questo non compaia su un sistema WebGis sprovvisto anche di coordinate. Un prodotto cartografico professionale dovrebbe essere accompagnato in modo immediatamente riconoscibile da almeno alcune informazioni fondamentali:
sistema di riferimento, codice EPSG, accuratezza geometrica, data di acquisizione, caratteristiche del sensore, risoluzione, procedure di ortorettifica e lineage del prodotto.
Non dovrebbe essere necessario aprire il file in un GIS o in un software CAD e procedere per tentativi per capire come posizionarlo correttamente. Una ortofoto a 20 centimetri rappresenta un prodotto di grande valore.
Sapere con certezza in quale sistema di riferimento si trova dovrebbe essere una delle prime informazioni disponibili.
Ed è anche qui che un’infrastruttura basata su servizi standard e metadati strutturati offre un vantaggio evidente.
Un patrimonio che viene prodotto da molti anni
La questione assume ancora maggiore rilevanza considerando che le ortofoto AGEA non costituiscono un nuovo patrimonio creato per il GeoPortale. AGEA acquisisce sistematicamente immagini ad alta risoluzione del territorio nazionale da molti anni nell’ambito delle attività necessarie alla gestione e al controllo degli interventi della Politica Agricola Comune.
Il Sistema di Identificazione delle Parcelle Agricole (attenzione il Ministero ha scelto la definizione di Parcelle agricole differenziate dalle Particelle Catastali) e gli altri strumenti del Sistema Integrato di Gestione e Controllo richiedono infatti una conoscenza estremamente accurata delle superfici e dell’uso del territorio. Le campagne aerofotogrammetriche hanno quindi prodotto nel tempo una delle serie di immagini territoriali più interessanti disponibili in Italia.
Il loro valore, però, va ben oltre l’agricoltura.
Pianificazione territoriale, ambiente, infrastrutture, paesaggio, protezione civile, coste, trasformazioni urbane, patrimonio culturale e aggiornamento cartografico possono beneficiare di queste informazioni. Proprio perché l’acquisizione nasce nell’ambito di attività istituzionali finanziate con risorse pubbliche, la loro apertura e il loro riuso rappresentano un moltiplicatore del valore dell’investimento iniziale.
Ora occorre però chiedersi quanto sia semplice utilizzarlo realmente.
È qui che emerge una distinzione che spesso viene trascurata: open data e interoperabilità non sono sinonimi.
La licenza definisce ciò che possiamo fare legalmente con il dato. L’infrastruttura tecnica determina quanto facilmente possiamo farlo. Un dataset può quindi essere perfettamente open e contemporaneamente essere difficile da integrare in un GIS, in un WebGIS, in un’applicazione automatica o all’interno dei sistemi informativi di un’amministrazione.
Per una moderna infrastruttura nazionale dei dati geografici occorrono entrambe le cose.
Dal file al servizio
La vera evoluzione del GeoPortale AGEA potrebbe quindi consistere non nel sostituire ciò che esiste oggi, ma nell’aggiungere un livello ulteriore affiancando servizi OGC standard, ovviamente citati nell’ambito del Repertorio Nazionale dei Dati Territoriali.
Questo passaggio diventerà ancora più importante nei prossimi anni.
AGEA utilizza già dati Sentinel e sistemi di monitoraggio satellitare per le attività agricole, mentre IRIDE sta introducendo una nuova capacità nazionale di Osservazione della Terra. Non significa che le immagini satellitari possano sostituire automaticamente le ortofoto aerofotogrammetriche a 20 centimetri. Significa però che la Pubblica Amministrazione disporrà di una quantità crescente di dati prodotti da sensori differenti e aggiornati con frequenze molto diverse. Ortofoto, Copernicus, IRIDE e altri dati geospaziali dovranno necessariamente convivere. E più aumentano le fonti, più diventa fondamentale che possano dialogare attraverso architetture e standard comuni.
Una buona notizia. E una nuova domanda
L’adozione della CC BY 4.0 da parte di AGEA va quindi salutata come una buona notizia. La comunità open data aveva evidenziato un problema e AGEA lo ha risolto rapidamente. È esattamente il tipo di dialogo che dovrebbe esistere tra amministrazioni e comunità degli utenti. Ma proprio il successo di questa prima richiesta rende legittimo formularne una seconda.
Ora che le ortofoto AGEA sono realmente aperte, possiamo fare in modo che siano anche pienamente interoperabili?
Il dato geografico pubblico del 2026 non dovrebbe infatti essere soltanto scaricabile.
Dovrebbe essere ricercabile, documentato, interoperabile, interrogabile e direttamente utilizzabile dai sistemi che ne hanno bisogno, con presenza nel Repertorio Nazionale dei Dati Territoriali.
La CC BY 4.0 ha aperto il dato. Il prossimo passo potrebbe essere aprire davvero anche l’infrastruttura.
Fonti ufficiali
AGEA – GeoPortale
https://www.agea.gov.it/portale-agea/servizi/geoportale
AGEA – GeoPortale, Manuale utente, versione 1.0 del 31 marzo 2026
https://www.agea.gov.it/documents-apigw/documents/d/agea/manuale_utente_geoportale_agea-pdf
AGEA – Note legali e condizioni di utilizzo del GeoPortale
https://geoportale.agea.gov.it/legal-notes
MASE – Documentazione tecnica del Geoportale Nazionale e servizi OGC/INSPIRE
https://www.mase.gov.it/sites/default/files/archivio/bandi/disciplinare_tecnico_potenziamento_della_infrastruttura_tecnologica_geoportale_nazionale_signed.pdf
RNDT – Repertorio Nazionale dei Dati Territoriali
https://geodati.gov.it/
ASI – Programma IRIDE
https://www.asi.it/scienze-della-terra/iride/
Approfondimenti e dibattito
GFOSS.it – luglio/agosto 2026
Segnalazioni della comunità sulla licenza iniziale del GeoPortale AGEA e successivo annuncio dell’adozione della CC BY 4.0
GeoCorsi – GeoPortale AGEA: online il nuovo servizio per consultare e scaricare le ortofoto nazionali
Aggiornato dopo la modifica delle condizioni di utilizzo.
https://www.geocorsi.it/N1787/geoportale-agea-online-il-nuovo-servizio-per-consultare-e-scaricare-le-ortofoto-nazionali.html
GIS, BIM e Infrastrutture – Scarica le ortofoto AGEA dal nuovo GeoPortale
Test pratico del servizio con osservazioni su dimensione dei file, errori di download e sistema di riferimento.
https://www.gisinfrastrutture.it/2026/07/scarica-le-ortofoto-agea-dal-nuovo-geoportale/
ItaliaOggi – Una miniera di dati, le foto dei territori scaricabili dal Geoportale
https://www.italiaoggi.it/ordini-e-professioni/agea/una-miniera-di-dati-le-foto-dei-territori-scaricabili-dal-geoportale-soz9mvog

