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Il "fulmine" russo che sabota i segnali GPS

Il "fulmine" russo che sabota i segnali GPS

Un team di ricercatori composto da Zachary Clements, Argyris Kriezis e dal professor Todd Humphreys è riuscito a svelare un mistero durato quasi due anni. Un loro nuovo studio documenta come una costellazione di satelliti russi da allerta precoce, posizionata in orbita Molniya (termine che significa appunto "fulmine"), sia la responsabile di una serie di interferenze ai danni dei segnali GPS, finora estremamente difficili da intercettare.

Il lavoro degli studiosi ha portato alla luce 75 episodi di disturbo nell'arco di sette anni. Durante questi eventi, le stazioni terrestri del Servizio GNSS internazionale dislocate tra Europa, Canada e Groenlandia hanno registrato contemporaneamente dei crolli netti nel rapporto segnale/rumore (CNR). La ricerca ha preso il via a settembre 2024 a Baltimora, durante un incontro del Civil GPS Service Interface Committee. In quell'occasione, Humphreys dichiarò pubblicamente che il sistema di navigazione cinese BeiDou possedeva le capacità tecnologiche per replicare i segnali del GPS statunitense e dell'europeo Galileo. Tali affermazioni vennero riprese dalla testata SpaceNews, che aggiunse delle ipotesi sulle potenzialità della Russia in questo campo.

Quell'articolo spinse un ricercatore britannico a uscire allo scoperto: contattò in forma anonima la Resilient Navigation and Timing Foundation, affermando di aver rilevato di persona delle interferenze intenzionali provenienti dallo spazio e offrendo i propri dati per una verifica. Ottenuto il via libera, la Fondazione condivise il materiale con esperti di GNSS e con esponenti del governo degli Stati Uniti. Nel settembre 2025, in occasione di una conferenza dell'Institute of Navigation, Clements e Humphreys presentarono le prime analisi nell'articolo "Transient Space-Based GNSS Interference: Observations and Analysis", sebbene all'epoca l'origine dei disturbi restasse ancora ignota.

Nel loro ultimo documento, gli scienziati spiegano di aver analizzato i dati provenienti da 165 stazioni di rilevamento. In 75 occasioni si sono verificati cali simultanei del rapporto segnale/rumore su più ricevitori, con picchi di perdita pari o superiori a 5 dB. Secondo Humphreys non si tratta di anomalie casuali o guasti tecnici, ma di azioni deliberate. A supporto di questa tesi vi sono prove precise: i blocchi avvengono quasi sempre nei giorni feriali; le interruzioni non sono regolari o continue, ma passeggere; l'attacco colpisce la frequenza GPS più diffusa (la L1), lasciando intatte altre bande come la L5. Se Mosca decidesse di farlo, modificando leggermente la frequenza e potenziando la trasmissione, questa costellazione potrebbe oscurare e bloccare la ricezione di GPS e BeiDou su intere aree continentali.

Il documento fornisce sei contributi fondamentali per la comunità scientifica: sviluppa modelli e strutture di rilevamento per le interferenze transitorie su larga scala; descrive le caratteristiche di questi blackout temporali, spaziali e spettrali, Propone un metodo per limitare i satelliti sospetti; introduce un sistema avanzato di associazione satellitare tramite il test del rapporto di verosimiglianza generalizzato (GRLT); definisce una strategia per identificare subito il satellite interferente basandosi sulle misurazioni TDOA a breve termine, analizzandone i margini d'errore; incrocia i dati CNR dell'IGS con i campioni grezzi a banda larga di due ricevitori in Europa, identificando la flotta russa in orbita Molniya come la vera fonte del disturbo.

La ricerca mette in luce un pericolo per i sistemi GNSS finora sconosciuto all'opinione pubblica, sul quale si sono già mossi il New York Times e il canale scientifico YouTube Veritasium. La scoperta alimenta i timori sulle fragilità del GPS all'interno della competizione tra superpotenze.

La Russia ha già dimostrato di usare i disturbatori di terra come strumento di pressione contro i paesi dell'Europa orientale e del Baltico vicini all'Occidente. Inoltre, nel novembre 2021, Mosca distrusse un proprio satellite fuori uso con un missile terrestre; il giorno dopo, i media russi minacciarono l'abbattimento di tutti i 32 satelliti GPS qualora la NATO fosse intervenuta in Ucraina.

Sebbene la reale capacità di distruggere l'intera rete GPS resti dubbia, oggi è accertato che la Russia può oscurare il segnale su enormi porzioni del pianeta. Non è noto se e come tale potenziale bellico abbia condizionato la diplomazia occidentale in Ucraina, o come influenzerà i futuri equilibri internazionali.

Mentre Russia e Cina possiedono già reti terrestri di supporto (PNT) in caso di blocco dei satelliti, e nazioni come Arabia Saudita, Corea del Sud, Francia e Regno Unito le stanno attivando o costruendo, gli Stati Uniti non hanno ancora adottato misure simili. Il GPS rimane una risorsa inestimabile che però, in assenza di un sistema di backup resiliente, rappresenta ancora un pericoloso e unico punto di vulnerabilità per l'America.

Fonte:

https://rntfnd.org/wp-content/uploads/Chasing-lightning-Russia-Humphreys.pdf

 

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