Una nuvola di punti può descrivere con grande dettaglio un edificio, un’infrastruttura o un’intera porzione di città. Ma acquisire milioni o miliardi di punti non basta per ottenere un ambiente tridimensionale facilmente consultabile, distribuibile e integrabile con altre informazioni.
Con la proposta di 3D Tiles 2.0, l’Open Geospatial Consortium affronta proprio il passaggio dal dato 3D acquisito a un contenuto geospaziale organizzato per lo streaming, la visualizzazione e l’interoperabilità.
Il 30 giugno 2026 l’Open Geospatial Consortium ha aperto una consultazione pubblica sul nuovo elemento di lavoro dedicato a 3D Tiles 2.0. Il periodo per l’invio dei commenti si è concluso il 23 luglio 2026 e le osservazioni ricevute saranno esaminate dai membri OGC per l’eventuale sviluppo della nuova versione dello standard comunitario.
Non si tratta quindi della pubblicazione definitiva di 3D Tiles 2.0, ma dell’avvio formale di un percorso di revisione. La proposta indica tuttavia una direzione significativa per chi produce e utilizza rilievi tridimensionali: rendere più semplice la distribuzione di grandi quantità di dati 3D ad alta risoluzione, semanticamente arricchiti e provenienti da sorgenti differenti.
Dalla misura alla distribuzione del dato 3D
Laser scanner terrestri, sistemi mobile mapping, fotogrammetria da drone e tecniche di reality capture permettono oggi di acquisire quantità di dati impensabili fino a pochi anni fa. Il risultato iniziale è spesso una nuvola di punti densa, georeferenziata e, nei casi migliori, accompagnata da immagini, informazioni radiometriche e controlli topografici.
La nuvola rappresenta però una fase del processo, non necessariamente il prodotto finale. Un dataset molto accurato può essere difficile da trasferire, pubblicare sul Web o consultare da dispositivi con capacità differenti. Può inoltre risultare poco utilizzabile da chi deve interrogare singoli edifici, selezionare elementi, visualizzare attributi o combinare il rilievo con modelli BIM, dati GIS e informazioni gestionali.
Il problema non consiste soltanto nella dimensione dei file. Riguarda il modo in cui il contenuto viene suddiviso, indicizzato, descritto e trasmesso al client. Per usare realmente un modello urbano o infrastrutturale non dovrebbe essere necessario caricare contemporaneamente l’intero dataset alla massima risoluzione.
Che cos’è 3D Tiles
3D Tiles è uno standard comunitario OGC progettato per lo streaming e il rendering di contenuti geospaziali tridimensionali di grandi dimensioni. Può essere utilizzato per distribuire fotogrammetria, edifici 3D, modelli BIM e CAD, oggetti ripetuti e nuvole di punti.
Lo standard organizza i contenuti attraverso una struttura gerarchica composta da tile. Ogni tile può rappresentare una porzione dello spazio o un determinato livello di dettaglio. Il client carica progressivamente i contenuti necessari in funzione della posizione dell’osservatore, della scala di visualizzazione e delle prestazioni disponibili.
Quando l’utente osserva una città da lontano, il sistema può mostrare una rappresentazione semplificata. Avvicinandosi a un edificio o a un’infrastruttura, vengono richiesti contenuti più dettagliati. Questo meccanismo riduce la quantità di dati trasferita e rende possibile lavorare su dataset che, nella loro forma completa, sarebbero troppo pesanti per essere caricati in una singola operazione.
3D Tiles non stabilisce come il contenuto debba essere necessariamente rappresentato graficamente. Definisce piuttosto una struttura per organizzare e fornire contenuti renderizzabili, lasciando alle applicazioni la scelta delle modalità di visualizzazione e interazione.
Una nuvola di punti non è ancora un sistema informativo
Nel lavoro di rilievo si tende talvolta a considerare la completezza della nuvola di punti come conclusione naturale dell’attività. In realtà, il valore del dataset dipende dallo scopo per il quale è stato prodotto.
Se l’obiettivo è documentare geometricamente un manufatto, la nuvola può costituire una consegna adeguata. Se invece il dato deve alimentare un geoportale 3D, un sistema di gestione infrastrutturale o un Digital Twin, occorrono ulteriori passaggi: segmentazione, classificazione, livelli di dettaglio, collegamento con attributi, organizzazione geografica e definizione di modalità efficienti di accesso.
Un modello 3D operativo deve permettere di leggere soltanto ciò che serve, quando serve. Deve inoltre mantenere il collegamento tra geometria, coordinate, proprietà e provenienza del dato. Il passaggio dalla nuvola al tileset rappresenta quindi una trasformazione informativa, non una semplice conversione di formato.
Dalla versione 1.0 alla versione 1.1
La prima versione di 3D Tiles ha introdotto una struttura adatta alla condivisione e alla visualizzazione di grandi contenuti geospaziali eterogenei su applicazioni desktop, Web e mobili.
La versione 1.1 ha rafforzato il supporto ai metadati semantici, introdotto la suddivisione implicita dei tileset e consentito il riferimento diretto a contenuti glTF. Questa evoluzione ha avvicinato ulteriormente il mondo geospaziale all’ecosistema degli standard aperti per la trasmissione e il caricamento efficiente dei modelli tridimensionali.
In 3D Tiles 1.1 il formato principale per il contenuto dei tile è già basato su glTF 2.0. I precedenti formati dedicati a modelli batch, oggetti istanziati, nuvole di punti e contenuti compositi sono considerati formati legacy, sostituiti progressivamente da una rappresentazione più uniforme fondata su glTF.
Il nucleo della proposta 3D Tiles 2.0
L’obiettivo primario indicato da OGC per 3D Tiles 2.0 è l’allineamento con glTF 2.1. La proposta intende utilizzare anche le capacità di riferimento a risorse esterne previste dall’ecosistema glTF per supportare la suddivisione spaziale dei contenuti.
Questo orientamento potrebbe rendere più coerente la relazione tra la struttura geospaziale del tileset e la rappresentazione dei singoli asset tridimensionali. L’obiettivo dichiarato è inoltre eliminare alcune funzionalità e alcuni formati ereditati dalla versione 1.0, semplificando le implementazioni e migliorando l’interoperabilità.
Il passaggio a una nuova versione principale non dovrebbe però determinare una rottura completa con gli archivi esistenti. Secondo la proposta, un tileset conforme a 3D Tiles 1.1 dovrebbe risultare conforme anche alla versione 2.0, fatta eccezione per il valore del campo asset.version. Le implementazioni 2.0 dovrebbero accettare tileset dichiarati sia come versione 1.1 sia come versione 2.0.
AEC, dati temporali, voxel e Gaussian Splatting
Accanto all’allineamento con glTF 2.1, OGC individua alcuni ambiti secondari che mostrano quanto il panorama dei dati tridimensionali si stia ampliando.
Il primo riguarda le estensioni di rendering per il settore Architecture, Engineering and Construction. L’integrazione tra contenuti geospaziali e modelli dell’ambiente costruito è infatti uno dei nodi centrali dei Digital Twin territoriali e infrastrutturali.
Un secondo ambito è rappresentato dai contenuti dinamici nel tempo. Un modello urbano operativo non descrive soltanto una geometria immutabile: edifici, cantieri, infrastrutture, vegetazione, sensori e condizioni ambientali cambiano. La possibilità di gestire la dimensione temporale è quindi fondamentale per passare da una scena tridimensionale a una rappresentazione evolutiva del territorio.
La proposta menziona inoltre il supporto ai voxel, alle vector tiles e al 3D Gaussian Splatting. Quest’ultima tecnica sta assumendo crescente rilevanza nella rappresentazione fotorealistica di scene ricostruite da immagini, offrendo modalità differenti rispetto alle tradizionali mesh texturizzate e alle nuvole di punti.
L’inclusione di questi temi nel perimetro di valutazione non significa che siano già stati definiti nella futura specifica. Indica però che OGC intende verificare come 3D Tiles possa evolvere per accogliere contenuti 3D sempre più diversificati.
3D Tiles non sostituisce CityGML, CityJSON o IFC
È importante distinguere la funzione di 3D Tiles da quella degli standard destinati alla modellazione informativa.
CityGML e CityJSON descrivono oggetti urbani, geometrie, attributi e relazioni semantiche. IFC è orientato alla rappresentazione informativa degli edifici e delle opere nel processo BIM. 3D Tiles affronta soprattutto l’organizzazione e la distribuzione efficiente di contenuti tridimensionali geospaziali.
I diversi standard possono quindi svolgere ruoli complementari. Un modello urbano può essere gestito attraverso strutture informative basate su CityGML o CityJSON e pubblicato, per specifiche finalità di visualizzazione e consultazione, mediante una struttura 3D Tiles. Allo stesso modo, contenuti derivati da modelli BIM possono essere integrati in una scena geospaziale senza che il formato di distribuzione debba sostituire il modello informativo originario.
La trasformazione deve però essere governata con attenzione. Durante l’ottimizzazione per il rendering si rischia di perdere informazioni, relazioni o livelli di precisione presenti nella fonte. Per questo è necessario mantenere la tracciabilità tra dati originari, prodotti derivati e contenuti distribuiti.
Cosa cambia per chi esegue rilievi
Per topografi, fotogrammetri e operatori della reality capture, l’evoluzione di 3D Tiles sposta l’attenzione oltre la sola acquisizione.
Già nella progettazione del rilievo diventa utile considerare la destinazione finale del dato. Un’acquisizione pensata per la sola restituzione di piante e sezioni può essere organizzata diversamente rispetto a una campagna destinata ad alimentare un modello urbano consultabile online.
Devono essere valutati il sistema di riferimento, la suddivisione territoriale, la densità realmente necessaria, i livelli di dettaglio, le classi informative, le texture, i metadati e le modalità di aggiornamento. Anche le procedure di decimazione e conversione devono essere documentate, perché la ricerca della leggerezza non comprometta l’accuratezza richiesta.
Il professionista non consegna quindi soltanto un insieme di punti. Contribuisce alla costruzione di una catena del dato nella quale misura, struttura informativa e distribuzione devono restare coerenti.
Dal rilievo al Digital Twin
Il tema è particolarmente rilevante per i Digital Twin. Una rappresentazione tridimensionale, anche molto realistica, non costituisce automaticamente un gemello digitale. Servono aggiornamento, semantica, collegamenti con sistemi informativi, dati provenienti da sensori e capacità di interrogare lo stato degli oggetti.
3D Tiles può svolgere un ruolo importante nel livello di distribuzione e visualizzazione di questi ambienti. Permette di rendere accessibili grandi contenuti 3D e di combinarli all’interno di applicazioni Web, ma non risolve da solo la governance, la qualità e la semantica dei dati.
La distinzione è essenziale: una mesh fotorealistica mostra l’aspetto di una città; un sistema informativo tridimensionale permette di riconoscerne gli oggetti; un Digital Twin collega quegli oggetti a dati, processi e aggiornamenti nel tempo.
Interoperabilità significa anche evitare nuovi silos
La crescita dei modelli 3D può produrre nuovi silos digitali. Ogni piattaforma potrebbe infatti organizzare geometrie, texture e attributi secondo strutture proprietarie, rendendo difficile il trasferimento dei contenuti verso applicazioni differenti.
Uno standard aperto contribuisce a ridurre questa dipendenza, ma il risultato dipende dalla qualità delle implementazioni e dalla disponibilità di strumenti di conversione, validazione e controllo.
Il percorso verso 3D Tiles 2.0 è quindi rilevante non soltanto per gli sviluppatori di motori 3D. Interessa amministrazioni, gestori di infrastrutture, produttori di dati, società di ingegneria e professionisti della geomatica che devono garantire accessibilità e continuità nel tempo agli investimenti effettuati nella digitalizzazione del territorio.
Il rilievo non finisce con l’acquisizione
La proposta di 3D Tiles 2.0 conferma che il futuro del rilievo tridimensionale non dipende soltanto dalla capacità di acquisire più punti, più velocemente e con maggiore dettaglio.
La sfida consiste nel trasformare il dato misurato in una risorsa organizzata, interoperabile, aggiornabile e distribuibile. La nuvola di punti rimane una testimonianza metrica fondamentale, ma deve essere inserita in un processo capace di collegare livelli di dettaglio, geometrie, attributi e applicazioni.
Il rilievo produce la base conoscitiva. Gli standard aperti permettono a quella base di uscire dal software con cui è stata generata e diventare parte di un ecosistema informativo più ampio.

